Stabilimento Colacem. Rischio esuberi e licenziamenti senza “mobilitazione volontaria”. Stop alla cassa integrazione nel 2020

MADDALONI- Si prospetta un altro Natale difficile. Ancora tempo di scelte occupazionali difficili alla Colacem. Per lo stabilimento «Maddaloni Cementi srl» (interamente controllato dalla «Colacem spa»), una sola prospettiva percorribile per conservare il posto di lavoro: trasferirsi da Maddaloni agli stabilimenti di Varese, Arezzo, Galatina (Lecce). Non c’è alternativa al ricorso all’«esodo incentivato volontario». Ma il 2020, pone altre sfide cruciali: per eventuali dieci esuberi si prospetta il licenziamento certo. Nel 2020, terminerà la cassa integrazione e non si saranno altri ammortizzatori sociali. Per i 38 addetti, che rimarranno nello stabilimento di Maddaloni (operativo solo come centro di macinazione) non esistono prospettive certe di lungo periodo. Salvo improbabili piano produttivi o cedimento della infrastruttura, lo stabilimento di Maddaloni sembra destinato ad un progressivo smantellamento. Intanto, dopo la mobilitazione sindacale a sostegno delle «garanzie per la continuità lavorativa e stabilità occupazionale» e la ristrutturazione non traumatica, si apre lo scenario della programmazione a medio-lungo periodo. E il futuro, per il comparto dell’ediliza (che intorno allo stabilimento ex Cementir ruotava) è tutto da concertare, inventare, pianificare. Esistono delle potenzialità  occupazionali (Policlinico, cantieri ferroviari, Interporto) non espresse e delle crisi tutte da gestire. Serve un tavolo istituzionale necessario per trasformare le potenzialità in risposte lavorative.

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