Sessanta giorni per decidere l’abbattimento dell’acquedotto abusivo costruito nel castello

MADDALONI- Entro ottobre sapremo se l’acquedotto, costruito nella cinta muraria del castello e risultato abusivo (secondo sentenza del Tribunale di Santa Maria C.V., confermata dalla Corte di Appello di Napoli), dovrà essere abbattuto. Il giudice Antonio Quaranta (consigliere della seconda sezione civile) ha orinato una nuova perizia tecnica d’ufficio che dovrà «attestare lo stato dei luoghi e il funzionamento dell’acquedotto che alimenta le case del centro storico pedemontano». Due le ipotesi su cui si dovranno pronunciare i tecnici. La prima: l’acquedotto è fondamentale per l’alimentazione idrica dell’area pedemontana del centro storico. Se tale tesi dovesse essere suffragata si apre il procedimento per l’adeguamento dei canoni fino ad oggi fissati in poco più di 500 euro al mese. In aggiunta, pende la richiesta di estendere il risarcimento fino al 1926, data di costruzione del manufatto. In tal caso, l’indennizzo assumerebbe dimensioni milionarie: almeno sei milioni di euro. Secondo: se l’acquedotto dovesse risultare non funzionante (secondo la prima tesi poi ritrattata dal comune) si aprirebbe l’ipotesi dell’abbattimento. Ma si aprirebbe il contenzioso su a chi tocca la restitutio ad integrum dei luoghi: abbattimento e rimozione dei tubi interrati. Staremo a vedere. Quello che manca in questo contenzioso surreale quasi secolare è la mediazione il confronto, il buon senso e un accordo per la riqualificazione di un’area, tutelata, si ma in totale abbandono.