Puc, Ufficio di Piano con il botto: riconosciuta la difformità tra la bozza pubblicata e le linee guida del Consiglio Comunale. Si ricomincia daccapo

MADDALONI- E’ incrinato il rapporto fiduciario tra il comune e il redattore del Puc? Serpeggia malanimo trasversale all’interno della maggioranza del sindaco Andrea De Filippo. Nell’Ufficio di Piano è emerso quello che tutti sanno e che pochi dicono. Esiste una distorsione netta tra le linee guida, approvate dal Consiglio Comunale del 2015, e la bozza (presentata nel settembre 2016, oltre i termini della legge regionale 22/201 art.16 comma 14). Prima decisione inappellabile e indiscutibile: la carta colorata, pubblicata sul sito preistorico del comune, è da cestinare. Si riparte, anzi si deve ripartire da nuove linee guida, che possono accogliere quelle mai recepite in pieno del precedente civico consesso, più quelle emerse da una nuova concertazione. E’ una svolta. Se il rapporto con il redattore è una prerogativa dell’amministrazione, è prerogativa invece dell’ufficio di Piano cancellare il mancato allineamento tra l’attività di redazione e le linee guida deliberate dal Consiglio Comunale. Si riparte dallo stato di fatto reale: dalla relazione geologica, zonizzazione sismica e aerofotogrammetria, i cui bandi precedenti sono stati passati sotto la lente di ingrandimento dell’Anac (e non solo) e che sono ancora da finanziare; dalle linee guida del 2015 e quella integrative da elaborare. Un dato è certo: il Puc doveva essere redatto e consegnato in 18 mesi. Arriveremo a tagliare il traguardo del decimo anno. Significherà qualcosa? Altro tema scottante e ancora irrisolto è quello della trasparenza: sempre sul sito del Comune, che gira su un softweare del secolo scorso, c’è la bozza che sarà stracciata ma non ci sono le tavole del Prgc vigente: l’unico strumento che regola il territorio e la sua programmazione in corso. Insomma, chi si collega da Bolzano sa quello che non si farà. Ma non potrà mai conoscere come è regolato il territorio. Si tratta di una grave lacuna nei processi di gestione della trasparenza amministrativa e anche di una distorsione dell’informazione che si configura come anche un’alterazione dei normali rapporti immobiliari. Il cambiamento, quello vero, non si fa con la rivoluzione ma con atti amministrativi concreti. Riuscirà la nuova amministrazione a far tramontare l’ “ancien regime”, fondato sul notabilato dei tecnici-politici, e a sostituirlo con la repubblica della trasparenza e della partecipazione? Staremo a vedere.