Iacp, ultima occasione per recuperare la legalita’ perduta

MADDALONI- «Morosità pregressa e recidiva». Non è una patologia ma un fenomeno sociale che il Comune di Maddaloni, da 10 anni, non riesce ad affrontare e tantomeno a risolvere. E’ il caso dell’«affittopoli maddalonese»: 140 famiglie sottoposte a procedure di sfratto esecutivo, ben 120 sono in lista di attesa poiché «non ancora in regola con i pagamenti necessari per sanare la morosità storica». E complessivamente circa 1200 sono i nuclei familiari, inquilini della neonata Acer ovvero dell’Agenzia campana per l’edilizia residenziale (ex Iacp), che a vario titolo sono alle prese con condizioni di «morosità pregressa o recidiva». Su tutto questo mondo parallelo, il Sunia lancia un allarme. Ne parliamo con il segretario provinciale Ciro Cortese.

Siamo alla solita e periodica emergenza? Che poi emergenza non è più ma una malattia sociale cronica e accettata. O No?
Alora chiariamo subito: per tutti, sta per scadere il congelamento delle procedure d’ufficio adottate da tre anni fa. La tregua sociale è finita: il provvedimento dell’architetto Romeno Gentile, commissario straordinario dell’Acer (n.6 del 15 maggio scorso), consente di usufruire di un rateizzo della morosità e di accedere ad un piano di rientro.
Insomma, un’occasione per chiudere la vicenda infinita delle morosità degli inquilini Iacp?
E’ una vera svolta amministrativa: in sintesi, sarebbe una sanatoria su tutti i contenziosi mai archiviati relativi alla morosità locativa per immobili ad uso abitativo. Ma il provvedimento commissariale, ci pone davanti ad un bivio drammatico: è l’ultima occasione utile per mettersi in regola (entro e non oltre il 30 settembre) diversamente sarà anche l’inizio delle procedure di sfratto.
Il tempo stringe. Il 30 settembre è, amministrativamente, domani. Giusto?
In concreto, senza un protocollo d’intesa tra parti sociali, Acer (ex Iacp) e anche Comune sarà impossibile centrare due obiettivi fondamentali: separare gli assegnatari afflitti da morosità incolpevole (indotta da sopraggiunti disagi socio-economici) dai morosi incalliti.
Insomma stanare i furbi?
Esattamente. Senza l’intervento dei servizi sociali territoriali non sussistono nemmeno le condizioni per accedere per stipulare percorsi sostenibili di pagamento dei debiti adeguato ai redditi.
E cosa sta facendo il Comune?
Da tre anni il Comune di Maddaloni non riesce a mettere in moto il sistema di accertamento (su base patrimoniale o Isee nonché reddituale» per arrivare a separare i portatori di disagi socio-economico da «condizione di morosità ingiustificata», necessaria e sufficiente per far scattare gli sfratti esecutivi presso gli alloggi popolari cittadini.
Quindi non sta facendo niente?
E’ tardi. Solo una mobilitazione della nuova amministrazione De Filippo, dopo tre anni di stasi commissariale, permetterebbe di scongiurare la paralisi degli accertamenti indotta dal periodo estivo. Più delle opinioni valgono i numeri: circa il 20 per cento degli occupanti dei grandi alveari popolari cittadini risultano non in regola con i canoni di locazione. A 35 anni dalle occupazioni post-terremoto, la morosità che nel tempo ha coinvolto il 40 per cento degli occupanti, ha procurato un mancato gettito, di circa un milione di euro. Una situazione intollerabile che va sanata. Ma se ci ritroviamo di nuovo sull’orlo del baratro lo dobbiamo al fallimento della conferenza dei servizi tra Comune e sindacati per prevenire i contraccolpi sociali. Quattro anni fa, in cambio dello stop alle procedure esecutive, doveva insediarsi una commissione paritetica Comune-sindacati per eseguire accertamenti socio-sanitari e patrimoniali a carico dei morosi. Ma quel progetto risolutivo non è mai decollato.