Clamoroso. La Regione avvia esproprio all’interno dell’area del castello. Colpo di spugna sui contenziosi: acquedotto, costruito in quota, diventa pubblico

MADDALONI- Clamoroso, inatteso, ma anche un atto gravido di conseguenze (giuridiche e amministrative) che scuote il torpore di un territorio che vive di chiacchiericcio da marciapiede elevato a dignità amministrativa. E’ scientifico: le chiacchiere stanno a zero. Dicevamo clamoroso. Ed è davvero clamoroso: il primo atto di esproprio sull’area del castello (per la precisione all’interno della conta muraria) lo mette a segno la Regione. Altro che Comune, improbabili Pro Loco, comitati e comitatini. Con procedure celeri il «Settore ciclo integrato delle acque e dei rifiuti» avvia il procedimento di acquisizione per pubblica utilità, dell’acquedotto in quota, già terreno di scontro legale tra una parte degli eredi de’Sivo e il Comune. Con quest’ultimo, condannato per abusivismo edilizio, al pagamento di un canone di locazione. E mentre i Giudici della Corte di Appello di Napoli stanno decidendo se accogliere pure l’istanza di abbattimento del manufatto e la richiesta di adeguamento del contro danni, la regione entra a gamba tesa. Attivate procedure celeri per avviare l’«adeguamento di un sistema di alimentazione idrica di pubblica utilità». L’abbattimento sembra proprio che non si possa fare perchè la struttura è considerata strategica e dovrà ospitare una «postazione di conturizzazione» cioè di misurazione dei volumi d’acqua immessi lungo la rete Maddaloni-Santa Maria a Vico. Con la notifica cambia la storia di un contenzioso in piedi da 93 anni cioè dal lontano 1926 quando l’acquedotto fu realizzato. Scontata la reazione dell’avvocato Pasquale D’Alessio, da sempre il principale attore della contesa. Annuncia ricorsi e una battaglia legale su tutti i fronti: «Impugnerò il procedimento di esproprio innanzi al Tar. Ma avvierà iniziative presso il Ministero dei Beni culturali (Mibac) e all’Ambiente. Formulerò esposti alla Procura e alla Corte dei Conti. Si tyratta di un nullo, privo persino di indicazioni catastali sulle particelle coinvolte che non documenta l’estensione delle aree coinvolte da un provvedimento illegittimo». La battagli è appena all’inizio ma i tempi sono serrati: entro il 19 luglio dovranno essere prodotte le opposizioni avverse ad un provvedimento esecutivo.

L’acquedotto costruito nella cinta muraria